Più simbiosi per un’agricoltura migliore

Se la settimana scorsa vi abbiamo parlato di cucina, oggi torniamo all’origine, per capire come produrre salvaguardando l’ambiente: parliamo della simbiosi delle piante con i microrganismi!

La simbiosi: un approccio conosciuto

Quante volte ci hanno parlato dei rizobi delle leguminose?
Parliamo di microrganismi (più precisamente batteri), che vanno a costruire un’associazione simbiotica con la pianta.

Ma come fa la pianta a riconoscere quali sono i microrganismi con i quali cominciare questa associazione?

La pianta non è affatto stupida, e tutti quelli che lavorano in  agricoltura lo sanno bene.
Essa, dalle radici in crescita, rilascia nel terreno dei composti, i flavonoidi. Il rizobio riconosce queste sostanze, le quali vanno ad attivare l’espressione di alcuni geni specifici presenti nel suo DNA. A questo punto, il batterio andrà a produrre a sua volta altre sostanze che, riconosciute dalla pianta interessata, andranno a provocare una modificazione dell’apparato radicale. Una volta che il rizobio sarà entrato nelle “camere” preposte dalla pianta, avremo la completa formazione del classico nodulo radicale.
Certo, ho  cercato di semplificare la questione, altrimenti solo sul processo di nodulazione ci sarebbe da scrivere un articolo intero!

Esistono solo i batteri azotofissatori come simbionti?Simbiosi nelle leguminose

No, ed è proprio qui che volevo portare tutti voi.
Anche io, prima di frequentare il corso di microbiologia agraria all’università parlavo di simbiosi solo per le leguminose, ma è proprio qui che tutti noi sbagliamo.
Esistono infatti anche funghi, con i quali la pianta va a stringere uno stretto rapporto: parliamo delle micorrize!

Micorrize e pianta: chi sta meglio?

Il rapporto tra i due non è una simbiosi, ma un’associazione simbiotica tra un fungo e la pianta, ma, lasciando stare i particolari, cerchiamo di capire meglio cosa succede a una pianta che va a stringere un rapporto con le micorrize.

  1. La pianta produce zuccheri, una parte di Simbiosi con micorrize: trattato e non a confrontoessi viene traslocato ed essudato dalle radici. Gli zuccheri rilasciati attirano la microflora del terreno, ma sappiamo che esistono alcuni batteri patogeni. Se essi riescono a sorpassare le difese della pianta, spesso e volentieri ci troveremo a dover trattare con un fungicida. Come possono aiutarci le micorrize in ciò? E’ semplice: esse con le loro ife vanno a “creare una patina” attorno alle radici della pianta. In questo modo tutti gli essudati verranno assorbito dal fungo che noi abbiamo inoculato, evitando il pericoloso avvicinamento di altri patogeni.
  2. Le micorrize spesso e volentieri sono dipendenti dalla pianta con la quale riescono a costruire un’associazione simbiotica. La creazione di questo rapporto permette al fungo di concludere il suo ciclo sessuale e di riprodursi.
  3. Le micorrize, in cambio degli zuccheri, rendono disponbile alla pianta il fosforo, anche quello che esse non sarebbero in grado di assorbire (il fosfato tricalcico per essere più chiari).
  4. Il fungo stacca dal terreno e cede alla pianta azoto sotto forma ammoniacale e non nitrica: questa è la forma preferita dalla pianta in quanto è già pronta per essere utilizzata nelle varie rezioni.
  5. LE MICORRIZE NON VANNO CONFUSE CON BATTERI AZOTOFISSATORI, ESSE NON FISSANO L’AZOTO ATMOSFERICO!

Qualche conclusione…

Possiamo quindi intuire come una pianta posta in un terreno con molto fosforo, ma non assimilabile, può trarre enorme vantaggio da questa associazione simbiotica. Riferendoci invece alla questione dell’azoto: perchè utilizzare azoto nitrico (quello assimilabile dalla pianta quando da sola) facilmente dilavabile, quando abbiamo la possibilità di usare azoto ammoniacale, che persiste nel terreno, ma che può comunque essere assorbito tramite una semplice associazione simbiotica?

 

Per oggi è tutto, tra un paio di settimane torneremo e parleremo di… batteri PGPR, un altro alleato per le nostre piante!

 

Avete fame e avete voglia di un dolce?
Leggete la nostra prima ricetta qui!

 

Foto by Mygrass.

 

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